Le illustrazioni di Simona Baronti
Si definisce “architetto di disegnini”, concetto con cui effettivamente a guardare il suo portfolio si fa fatica a non concordare. Perché un’architettura – ovvero una logica, un filo conduttore, una costruzione – in tutto questo coloratissimo, frizzantissimo, super spumeggiante bazaar di produzioni c’è. E pure i disegnini. Beninteso, niente a che fare con quel mondo elementare e bambinesco che il nomignolo suggerirebbe, ma il frutto di una sensibilità e di una delicatezza che le sono propri.
Lei è Simona Baronti in arte “Gala” (come la musa del geniale Salvador Dalì, ma come anche la sua prima cagnolina) architetto di formazione appunto e artista per vocazione che nel suo fare, inchiostrare e decorare unisce design, illustrazioni e arte tessile. Al punto da costruirsi un proprio riconoscibile stile che mette in pratica sulle più disparate creazioni: su carta con le illustrazioni, su tessuto, su pezzi d’arredo e disegni in genere. «Sin dalla laurea mi sono indirizzata sul design, l’arte, la scenografia. Dieci anni fa proprio mentre lavoravo a una scenografia – racconta lei – è capitato di approcciarmi con più assiduità all’illustrazione. Da lì l’inizio di un percorso che dell’illustrazione ha fatto l’elemento di punta. Disegno tessuti, ho una mia linea, con la quale realizzo anche oggetti. Mi piace riprodurre motivi botanici, ma anche restituire alla mia maniera personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo o del cinema».
Capita allora di incontrare soggetti mitici in forma illustrata come David Bowie, Frida Kahlo, Mina, Dalì o Picasso accompagnati da alcune delle loro citazioni maggiormente identificative, siano esse parole estratte da una canzone o da discorsi diventati celebri. «Artisti miei punti di riferimento? Tanti, davvero. Ma quando ho iniziato ce n’è stato forse uno in particolare, Lele Luzzati. Tant’è vero che nelle mie prime illustrazioni utilizzavo molto il collage, sia analogico sia digitale. Qualcosa a cui sono tornata proprio in questo ultimo periodo». E questo rimando lo si ritrova anche nella copertina di questo mese, declinazione artistica dell’oggetto libro, celebrazione di un riconoscimento che nella composizione di Simona passa attraverso una bambina, «perché è quando si è piccoli che si radica la lettura, un tesoro che ti porti dietro per sempre. E poi perché a Pistoia la cura e l’attenzione per i più piccoli non manca».
E coi libri, Gala che rapporto ha? «Sono una mia grande passione e mi dispiace quando il tempo per leggere non c’è. Allora architetto qualche escamotage per trovarlo comunque quel tempo. Di libri miei non ne ho mai realizzati. Ho sempre e solo illustrato per riviste, anche all’estero. Ma chissà che qualcosa non nasca in futuro. Magari a partire da un progetto che avevo buttato giù nel periodo della pandemia dedicato alle regioni d’Italia, tra design, land art e cibo».
