Colori (spesso e volentieri quelli primari, ma la tavolozza è assai ricca), linee nette e forme stilizzate che si fanno linguaggio. Ciò che si vede alla fine sono scomposizioni di forme che diventano nuove ricomposizioni: ne nascono creature pop, siano queste animali o qualcosa che più tradizionalmente si assocerebbe all’essere umano, o architetture fantastiche, mondi nuovi che viene voglia di abitare non fosse altro per l’energia e l’allegria suggerite. Il progetto, diventato negli anni sempre più riconoscibile, è quello di Camilla Falsini, artista e illustratrice con base a Roma che ha fatto della pulizia formale, del minimalismo e del colore pronunciato il suo approccio artistico da esprimere in dipinti murali, illustrazioni editoriali, libri o oggetti di design.
Un concentrato di aspetti diventati “stile”, ovvero «il risultato e la somma di tutte le influenze visive con cui si è venuti a contatto. Io – racconta l’artista – sono cresciuta in una casa piena di poster di mostre viste dai miei genitori, Picasso, Kandinsky, Matisse, riviste grafiche e di illustrazione, i mille colori dei fumetti che Altan faceva per bambini, libri di Rodari illustrati con poche linee da quel maestro che fu Bruno Munari. Credo che tutto questo abbia influenzato inconsciamente il mio modo di esprimermi e la scelta dei colori». Diffusissima l’impronta lasciata da Camilla, al libero servizio di alcuni dei marchi più importanti e universalmente noti, ponendo la firma su grandi installazioni, murales (a Roma, Milano, Bologna, per dire solo alcune città) e sculture per giganti dell’hotellerie, per istituzioni e grandi manifestazioni fieristiche. Il suo nome risuona anche oltreoceano, Stati Uniti, dove negli ultimi anni ha realizzato enormi installazioni gonfiabili.
Nel suo portfolio anche realizzazioni nell’ambito della rigenerazione urbana, partecipazioni a una serie di street art festival, più una selezione alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna nel 2017. Che i libri siano uno dei suoi pani quotidiani appare quindi evidente e ne è dimostrazione la copertina del magazine di questo mese: un albero che schiude la sua chioma come pagine di un libro dalle quali spuntano altri alberi, altre piante, ma anche aggregazioni di case. C’è, in questa colorata e affollata sintesi, il senso di un titolo e di un’identità: il libro, il verde, la comunità. «Riconoscendone la centralità per Pistoia, non poteva qui mancare il verde – commenta Camilla – che ho ovviamente unito al tema del libro.
Il discorso prosegue idealmente sul retro della copertina, una commistione di piante, elementi urbani e umani a popolare un unico spazio, invocando cioè una convivenza più che possibile: necessaria, auspicata. Cos’è per me il libro? Tante cose, essendo io appassionata lettrice. La mia casa ne è piena, da una parte la narrativa e i saggi, dall’altra gli illustrati. Perché per me il libro è anche un oggetto bello da osservare. Dalle molteplici forme, mai uguale a sé stesso».
