Una mostra di Roberto Ghezzi per parlare di arte e cambiamento climatico
I ghiacciai che si sciolgono e arretrano, prova di un clima che non risponde più a schemi o previsioni. Ne parla la scienza ormai da decenni, ne parlano i libri e a Pistoia ne parla anche la carta che diventa materia viva.
Un progetto che nasce da lontano, dalla visione di un artista, Roberto Ghezzi, che sul cammino ha incontrato l’artigianalità della carta Magnani di Pescia, portandola fino in Groenlandia nell’ambito del progetto “The Greenland Project” realizzato insieme al Cnr.
E che poi è diventato mostra, a maggio nelle Sale Affrescate di Palazzo Comunale per accendere i riflettori su natura e fenomeni connessi al cambiamento climatico. Ma come la pregiata carta fatta a mano può diventare sentinella del clima che cambia? Ghezzi, in sostanza, ha fatto ricorso alla cianotipia: utilizzando carte fotosensibilizzate e applicandole sui ghiacci è riuscito a catturarne il mutamento.
Ghezzi è al margine dell’intervento artistico, limitando il più possibile l’interazione diretta. La preparazione è il momento del gesto artistico, il resto accade semplicemente in conseguenza del passaggio di acqua, aria e ghiaccio. Ne risulta un’immagine finale che è come una radiografia, unica e irripetibile, non viziata da interventi dell’artista, costituendo così un referto a disposizione dell’arte, ma anche della scienza che a partire da questa particolare lettura può sviscerare valutazioni e approfondimenti. La mostra sarà per questo proprio un pretesto per aprire un focus di stampo scientifico, con studiosi del Cnr, che affronteranno il tema del cambiamento climatico, con “interferenze” artistiche di Ghezzi e del direttore del Museo della carta di Pescia, Massimiliano Bini.
Da sempre affascinato dallo studio e dalla ricerca artistica attorno al paesaggio naturale, Roberto Ghezzi ha improntato il proprio lavoro negli ultimi anni immergendosi nei diversi ambienti naturali per coglierne al meglio l’essenza. Era già accaduto agli inizi del Duemila con le sue “Naturografie”, risultato di un’esposizione lunga di tele che è l’azione della natura a scrivere lasciando impressa la propria traccia. Il tempo nel corso di questi interventi è dilatato per Ghezzi e c’è tutto lo spazio per indagare anche la dimensione scientifica, tant’è che l’artista spesso collabora con biologi, studiosi ed enti che si occupano di rilevare l’impatto che l’uomo ha sulla natura stessa.
