I risultati della prima edizione del concorso
Alla prima edizione (gennaio-marzo) del Gioco dei Titoli hanno partecipato 32 racconti scritti da 30 autori (uno stesso autore ha inviato 3 racconti).
La giuria, composta da lettori esperti dell’Associazione Amici della San Giorgio, ha redatto la seguente graduatoria di merito:
1° classificato: “Il custode delle ombre” di Cristina Vignotto
Motivazione della giuria:
Il racconto si distingue per l’alta qualità della scrittura e per la raffinata costruzione narrativa, capace di intrecciare memoria, storia e identità in un’atmosfera densa e suggestiva. L’autore utilizza con maestria i titoli assegnati, trasformandoli in nodi simbolici di una trama che riflette sul tema della verità e delle sue molteplici sfaccettature. Particolarmente efficace è la caratterizzazione dell’ambiente, che diventa specchio interiore del protagonista, e l’uso del passato come spazio ambiguo e irrisolvibile. Il testo colpisce per profondità tematica, coerenza stilistica e capacità
di lasciare il lettore in una sospensione carica di senso.
2° classificato: “Kibit” di Dario Giovannoni
Motivazione della giuria:
Opera di forte impatto immaginativo, il racconto costruisce un mondo post-apocalittico essenziale e potente, in cui il silenzio e la solitudine diventano protagonisti assoluti. L’originalità della prospettiva narrativa e la progressiva rivelazione identitaria conferiscono al testo una dimensione quasi allegorica. L’autore dimostra grande controllo stilistico, scegliendo una lingua asciutta e coerente con l’ambientazione, capace di restituire un senso di straniamento e di riflessione
profonda sulla memoria, sulla perdita e sull’eredità delle specie. Notevole l’integrazione dei titoli, che si inseriscono organicamente nella struttura del racconto.
3° classificato: “Grazia” di Alice Fiorillo
Motivazione della giuria:
Il racconto si segnala per l’intensità emotiva e per la capacità di rappresentare il dolore della perdita con immagini evocative e immediate. La narrazione, costruita attorno al tema del lutto, riesce a coinvolgere il lettore attraverso una scrittura sensibile e partecipata. L’uso dei titoli appare funzionale e ben integrato nel flusso dei ricordi, contribuendo a scandire i momenti più significativi della vicenda. Pur nella semplicità della trama, il testo raggiunge una forte efficacia comunicativa, restituendo con autenticità il contrasto tra memoria e presente.
4° classificato: “La lettera” di Umberto De Laugier
Motivazione della giuria:
Il racconto si distingue per una struttura narrativa ben costruita e per la capacità di sviluppare con equilibrio una vicenda familiare carica di tensione e ironia. L’autore conduce il lettore lungo un percorso di apparente rivelazione, abilmente rovesciato in un finale che restituisce leggerezza senza perdere incisività. Particolarmente apprezzata la caratterizzazione dei personaggi e la naturalezza dei dialoghi interiori. L’inserimento dei titoli risulta fluido e coerente, contribuendo allo sviluppo della trama con efficacia.
5° classificato: “Inganni e dilemmi” di Laura Lenti
Motivazione della giuria:
Il racconto affronta con sensibilità e coraggio temi complessi legati all’identità, alle origini e alla costruzione del sé. Attraverso lo sguardo di una protagonista adolescente, l’autore sviluppa una riflessione attuale e significativa sulle nuove forme di genitorialità e sul bisogno universale di verità. La narrazione è ricca e articolata, sostenuta da una buona capacità descrittiva e da un uso consapevole dei titoli, che diventano elementi portanti del percorso interiore della protagonista. Un testo che colpisce per attualità e profondità tematica
Menzione speciale al racconto “La strada che ci unisce” scritto dai ragazzi della Classe III E dell’Istituto Comprensivo Mario Nannini di Quarrata, guidati dall’insegnante Emma Benigni:
Motivazione della giuria:
La giuria conferisce una menzione speciale al racconto “La strada che ci unisce” per la capacità, sorprendente e intensa, di affrontare temi profondi attraverso una narrazione coinvolgente e ricca di tensione emotiva. L’elaborato colpisce per la forza con cui mette al centro il legame tra due fratelli,
raccontato con sensibilità e partecipazione. Il viaggio di Khalid, fisico e interiore, diventa simbolo universale di amore, sacrificio e ricerca della verità, riuscendo a trasmettere al lettore un senso autentico di urgenza e coinvolgimento.
Particolarmente apprezzata è la costruzione della trama, che intreccia ricordi, mistero e colpi di scena, mantenendo viva l’attenzione fino al finale, drammatico e significativo. La scelta di inserire elementi narrativi complessi, come il senso di colpa, la perdita e il sacrificio estremo, dimostra coraggio espressivo e maturità tematica.
La giuria riconosce inoltre l’efficacia delle descrizioni, capaci di evocare ambienti e stati d’animo, e la volontà di esplorare il valore delle relazioni umane anche nelle situazioni più difficili.
Per l’intensità del messaggio, per l’impegno narrativo e per la profondità delle emozioni trasmesse, si assegna dunque a questo racconto una menzione speciale, incoraggiando gli autori a proseguire nel loro percorso di scrittura con la stessa passione e creatività.
