Il disegno fantastico di Nico Fedi

Verticalità, irrazionale affollamento, alberi e piante impossibili a crescere là dove li vedi; e poi porte, finestre, aperture in genere che segnano mete o arrivi, tubi-tunnel che collegano e suggeriscono passaggi segreti, come a immaginare quella vita e quella traccia umana che qui di fatto risultano invisibili. Un ordinatissimo e silenzioso caos che porta la firma di Nico Fedi, architetto h24 con il pallino del disegno, che quelle architetture si diverte a smontarle e rimontarle secondo una lettura pop, fantastica, totalmente irrealizzabile ma possibile grazie al gesto. Qualcosa che assomiglia molto ai libri, con quel loro super potere di render visibile l’invisibile. Trentotto anni, autodidatta in ambito artistico, Fedi ha “rubato” molto dalla professione separando però nettamente i due ambiti: niente di ciò che disegna è legato al lavoro di tutti i giorni. «Quelle che io disegno sono immagini fantastiche, visioni direi – spiega lui -, delle specie di macchine architettoniche la cui costruzione attinge da eventi, situazioni o oggetti vissuti e visti nella quotidianità rielaborati una volta che mi trovo alla scrivania».

Tutto ha preso forza a conclusione degli studi universitari, con la prima esperienza in studio con l’architetto Massimo Mariani che ha incoraggiato Nico a coltivare quell’attitudine al disegno. «Disegno principalmente a colori, con pennarelli a base alcolica, colori saturi e pieni. Mi piacciono le campiture piene, la nitidezza, la possibilità di sfumare i colori l’uno con l’altro. Poi mi capita anche di disegnare in bianco e nero, come anche ad acquerello, ma si tratta di una porzione marginale del mio lavoro». Da sempre affascinato dall’arte, il disegno per Fedi è un compagno di viaggio da tempo, ma solo negli ultimi anni ha preso quella piega e quella riconoscibilità che oggi ha. «Questo ha a che fare col mio personale approccio a tutto quel mondo del design riconducibile al Gruppo Memphis o Studio Alchimia, con in particolare profili quali Alessandro Mendini o Ettore Sottsass».

Dirompenza e atmosfere metafisiche, geometrie pazze e pattern grafici, tutti elementi che ricorrono e si ritrovano anche nei disegni di Nico Fedi, un omaggio al genio italiano incarnato specialmente da Sottsass. Una felice coincidenza in un mese, marzo, in cui a Pistoia per iniziativa di Fondazione Pistoia Musei e a cura di Enrico Morteo si apre la mostra “Io sono un architetto. Ettore Sottsass” (7 marzo-26 luglio). Non solo disegni da tenere nel cassetto per Nico Fedi che ha iniziato ad esporre nel 2019 alla Biblioteca San Giorgio, proseguendo con altre mostre all’Archivio Palli di Prato, al teatrino Gatteschi di Pistoia, alla libreria Lo Spazio e alla ex chiesa di San Giovanni Battista, dove per la prima volta ai classici elementi si è affiancata una figura umana, la sua, chiamato a realizzare un autoritratto nell’ambito della collettiva “50 autoritratti”.