Una storia illustrata sulla montagna pistoiese
Un imparare fatto andando per legna e tornando a zappare, in quella scuola non convenzionale che sta «su per i monti all’acqua e alla gragnola». Colei che canta è Beatrice Bugelli, per i più Beatrice di Pian degli Ontani, una figura arrivata a noi con l’appellativo di “poetessa pastora”. Vissuta tra Otto e Novecento sulle nostre montagne, Beatrice fu una delle più note poetesse improvvisatrici del suo tempo. Non istruita, assecondò totalmente la sua naturale disposizione alla poesia e alla creatività, dandone prova per la prima volta di fronte al pubblico degli invitati al suo matrimonio. Un successo, che da quel momento la vide presenza ricorrente nei salotti letterari e mondani disseminati tra Firenze, Pistoia e Bologna a far ciò per cui evidentemente era nata: cantare e decantare le sue personali ottave. Numerosi furono gli incontri illustri di quegli anni, da Niccolò Tommaseo a Giuseppe Giusti, da Giuseppe Tigri a Massimo d’Azeglio; e lei cantava e intanto continuava a pascolare le sue pecore.
Una gentildonna, la cui non facile vita viene ripercorsa oggi dalle illustrazioni di Silvia Rocchi confluite infine nella graphic novel edita da Metilene “Dell’amore e della natura. Omaggio a fumetti a Beatrice di Pian degli Ontani”, un trionfo di natura e umanità attraverso il disegno che racconta di un’affascinante e forse irripetibile simbiosi.
«Questo libro è nato nell’ambito di un lavoro di gruppo stimolato da Matteo Puttilli per l’Università di Firenze e incentrato su raccontare l’Appennino. La scelta è caduta su Beatrice in modo del tutto naturale. Già in passato avevo avuto a che fare con la poesia e le biografie a fumetti. Avevo già visitato i luoghi, parlato con le persone del posto: Beatrice di Pian degli Ontani è stata per me una scoperta. Una donna che pur con quel carico di sciagure che la vita le riserva sceglie di raccontare cantando le sue poesie. È una figura di una potenza straordinaria, forte e capace nonostante tutto di riprendersi la propria vita. Ne è uscito un racconto che restituisce anche gli avvenimenti belli, quelli che per la gioia ti inducono al canto. Il mio è un omaggio attraverso il quale spero si possa riconoscere l’emozione che ho provato». E quell’emozione davvero si sente sfogliando “Dell’amore e della natura”, insieme a quell’atmosfera intrisa di intimità, silenzio, delicatezza e, naturalmente, poesia quella che Rocchi – che con le biografie disegnate ha una certa dimestichezza: nel 2019 ne realizzò una per la poetessa dei Navigli, Alda Merini, ancora prima un’altra per Tiziano Terzani – riscrive sulle tavole disegnate quasi fossero appunti di vita catturati dalla stessa Beatrice. La pastora di Cutigliano fa il suo ingresso nel libro già donna, in procinto di andare in sposa a Matteo Bernardi: fu nel corso di quelle celebrazioni che si rivelò a tutti la non comune abilità di Beatrice a comporre in versi. Attitudine che la renderà celebre e la farà apprezzare sulla sua montagna come altrove.
Dal lavoro in famiglia a servizio della casa e degli otto figli, a quello sulla terra, fino a quei momenti difficili che l’hanno segnata: l’abitazione di famiglia distrutta dalle acque esondate dalla Lima e dal Sestaione, la perdita inconsolabile del figlio Beppe all’età di 22 anni, “Dell’amore e della natura” è un racconto incantevole oltre che coerente con ciò che di Beatrice si racconta da più di un secolo che verrà presentato l’11 aprile nella sede di Metilene di via Ducceschi 12 a Pistoia, presenti la stessa Silvia Rocchi, il professor Matteo Girolamo Puttilli, Maurizio Geri cui sarà affidata una performance in ottava rima e Cristiana Petrucci del Centro studi Beatrice di Pian degli Ontani.
«Aggiungere questo racconto al più ampio racconto di Beatrice ci ha resi entusiasti – è il commento di quest’ultima -, specialmente perché accade in una forma nuova, lontana da quella classica rappresentazione che si fa della poetessa, più spesso orientata al canto tradizionale, affidato agli antropomusicologi e appassionati di storia locale o di musica popolare in genere. Siamo grati quindi che un’artista abbia offerto la sua creatività al servizio di Beatrice. Un tassello che si aggiunge a quell’opera di valorizzazione che conduciamo attraverso il Centro possibile grazie al sostegno di tante realtà. Il che ci consente di raccontare anche tutto quel mondo antico che a partire da Beatrice conduce ai metati, alle veglie che si facevano un tempo». «Crediamo sia importantissima la contaminazione – conclude Petrucci -, strumento utile a far divenire Beatrice un volano di comunità non solo per noi ma anche per le diverse realtà montane che come noi sono chiamate a un importante lavoro di conservazione di storie e tradizioni».
