Diciassette anni sono abbastanza per poter parlare di radici e quindi di identità. Diciassette anni come quelli che il festival di antropologia Dialoghi di Pistoia festeggia quest’anno, a parlar di mondo in ogni sua sfumatura possibile a partire da libri, spettacoli, contenuti culturali in genere e ogni anno focalizzati su un tema specifico.
A maggio – il 22, 23 e 24 – sarà un riunirsi attorno a “Corpi in divenire. Mappe, sfide e confini dell’umano”: scrittori, filosofi, scienziati, giornalisti, antropologi, uomini e donne di cultura affronteranno l’argomento ognuno secondo il proprio punto di vista, volendo stimolare riflessioni e domande. Nato da un’idea di Giulia Cogoli, il festival è uno degli eventi di punta di Fondazione Caript che sin dalla prima edizione propone un’impostazione rimasta fedele nel tempo. Tre giorni e un susseguirsi di conferenze diffuse tra strutture temporanee di piazza e teatri, una libreria di strada allestita per l’occasione e una proposta parallela che risponde alle esigenze di un festival a misura di famiglia. «I Dialoghi – ne parla Cogoli – sono diventati elemento della cultura pistoiese, nonché perno della candidatura per il titolo Capitale Italiana della Cultura prima, di Capitale Italiana del Libro poi.
Che Pistoia, unica in Italia, sia riuscita a ottenere il doppio titolo spiega come le tante reti della città siano state capaci di diventare una rete ancora più grande, compatta, unica. Non si può non partire da qui parlando dei Dialoghi, come non si può non porre l’accento sulla ricaduta che il festival ha avuto e continua ad avere sui giovani e sulle scuole. Le lezioni preparatorie destinate ai ragazzi hanno raggiunto quarantamila studenti in diciassette anni, restando al servizio permanente della collettività grazie al nostro archivio web. E poi c’è tutta quella flotta di giovani che invece ha scelto di partecipare attivamente nei giorni del festival mettendosi a disposizione: quest’anno il contatore dei volontari salirà a seimila. Aver raggiunto un pubblico così vasto è già questo da solo un risultato straordinario, anche perché i dati che raccogliamo sugli impatti sociali e culturali del festival ci confermano che una partecipazione simile coinvolge, stimola, rende manifesto cosa è ‘cultura’ e cosa significa fare cultura, con quali effetti sulla comprensione del tempo che viviamo. È quel che lasciamo quando i riflettori si spengono che dà la misura di quel che facciamo». Giovani protagonisti in modo totale in particolare quest’anno, con un tema che si declinerà proprio a partire da loro.
«I corpi in divenire dei quali si parlerà ai Dialoghi sono i corpi di tutti – continua Cogoli – siamo il corpo che ci è dato, un corpo che cresce e che si ammala, che cambia, gioisce, invecchia e infine muore. Ma sono in particolare i corpi dei giovani quelli dai quali si partirà, loro così condizionati dai media e dai social, troppo spesso sognando un corpo che non corrisponde a quello dato. È in quel momento della vita che inizia la cura del nostro corpo, sì materia ma anche spirito. Nelle conferenze emergerà anche il tema della violenza di genere, di identità di genere in adolescenza, di corpo e cervello nell’era digitale, del confine tra uomo e robot, di corpo femminile e di come questo si è in qualche modo liberato per arrivare sin qui, ma anche di morte e immortalità grazie all’on line, di razzismi vecchi e nuovi. E poi ancora moda, tatuaggi e inevitabilmente dei corpi in guerra, in un tempo così tormentato».
Ad aprire la rassegna come sempre un evento gratuito stavolta affidato all’intervento di uno degli psicologi, psichiatri e psicanalisti più amati e noti, Vittorio Lingiardi, a ricordarci che “Dal corpo non si scappa”, mentre in chiusura di festival la consegna del Premio dei Dialoghi, quest’anno destinato a un profilo culturale del panorama internazionale. Anno particolare questo 2026 per il festival quand’è di luoghi che si parla. Mancando all’appello il Teatro Manzoni, da poco chiuso per ristrutturazione e da sempre punto di riferimento per la proposta di spettacolo dei Dialoghi, entra per la prima volta lo spazio della Cattedrale di via Pertini che il sabato 23 ospiterà il suggestivo spettacolo di circo contemporaneo di Circo Zoè e Associazione Sarabanda, e se ne aggiunge uno ulteriore, il Cinema Lux di Corso Gramsci, confermandosi nella lista i tradizionali spazi di piazza Duomo e del teatro Bolognini. Omaggio a Capitale Italiana del Libro in particolare celebrato dal grande Peppe Servillo impegnato in una rilettura di un grande classico tutto pistoiese, il Pinocchio di Collodi, rivolto anche al pubblico dei bambini. Bambini, appunto. Perché per loro, oltre a questa bellissima postilla inserita nel programma dei “grandi”, c’è tutta una proposta che corre parallela al Polo Puccini Gatteschi, messa a punto da Boemondo e sostenuta da UniCoop Firenze, riunita sotto il titolo “Every Body”. Laboratori, atelier, visite, yoga, musica: ci sarà di tutto dentro a questo contenitore, espressione di una volontà sempre più marcata che il festival possa essere quanto più possibile a fruizione familiare.
Ultimi ma non per importanza, i libri, quelli che i Dialoghi pubblicano con Utet attorno ai temi della rassegna. Dopo “Stare al mondo. Ecologie dell’abitare e del convivere” appena edito, a maggio ne uscirà un altro a firma di Gabriella Caramore. Tutti i dettagli del programma su questo numero del magazine o su dialoghidipistoia.it.
