Con Aldo Cazzullo inizia il viaggio di Pistoia Capitale del Libro

Alle radici dell’identità italiana e alle radici della cultura. È un viaggio che si fa insieme, un’avventura straordinaria che s’inserisce a pieno titolo nell’anno di Pistoia Capitale Italiana del Libro quello proposto da Aldo Cazzullo, scrittore ed editorialista di punta del Corriere della Sera, uno dei grandi nomi o meglio il primo che avrà il compito di inaugurare la galoppata di eventi 2026 il 10 gennaio al Teatro Manzoni con una lectio magistralis dal titolo «Francesco e Dante: nascita di una nazione» (ore 16; ingresso libero fino a esaurimento posti). A partire dal suo ultimo libro «Francesco. Il primo italiano» (HarperCollins, 2025), Cazzullo costruirà un racconto che lega il Santo ad un altro grande padre italiano, Dante Alighieri, figura questa altrettanto cara all’autore che già nel 2020 gli aveva dedicato un’altra pubblicazione («A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia», Mondadori).

Dunque, immaginando un impossibile dialogo, ecco Il Cantico delle Creature da un lato e la Divina Commedia dall’altro, quasi cento anni trascorsi tra quella lode a Dio e quel solido pilastro della cultura italiana, incubatori entrambi di quella che sarebbe stata poi definita ufficialmente «lingua italiana».

Uscito nel settembre scorso e solidamente ai vertici nelle classifiche dei più venduti ormai da mesi, «Francesco. Il primo italiano» è un libro che si 9 inserisce in quel filone già ricco cui Aldo Cazzullo ha dato vita nel tentativo – diremmo senza tema di smentita riuscitissimo – di ricostruire l’identità italiana: dal Risorgimento (con «Viva l’Italia») alla Prima guerra mondiale (con «La guerra dei nostri nonni»), soffermandosi poi sul fascismo («Mussolini il capobanda») e sulla Resistenza («Possa il mio sangue servire»), senza dimenticare le narrazioni precedenti su Impero romano, Bibbia e, appunto, Dante.

Nella lectio magistralis di Cazzullo il Sommo Poeta e il Santo Patrono saranno protagonisti di un incontro impossibile, un parallelismo che ci riporta alle origini del nostro essere italiani. Loro due che «italiani» lo sono stati per primi.

A completare quella ricca bibliografia che parla di noi mancava quindi un ulteriore tassello ad inquadrare proprio Francesco, «primo italiano» poiché, ci ricorda Aldo Cazzullo, il primo a scrivere una poesia in italiano, a inventare il presepe, a reinventare la pittura e il teatro. In poche parole «la parte migliore» di noi italiani, che l’autore restituisce in questo suo ultimo lavoro a partire da fonti medievali e attingendo ai più recenti studi realizzati da Le Goff e da Frugoni. Il libro è un tributo a una figura che ha sempre esercitato un fascino particolare su Cazzullo stesso, che, riportando le sue parole, per scrivere il libro ha impiegato «un anno e tutta una vita»: «È da quando sono bambino che vado nei luoghi francescani. La cosa più bella è stata tornare, a volte andare per la prima volta dove Francesco è nato, ha vissuto e dove riposa. Quindi Greccio, dove fece il primo presepe vivente, a San Giovanni Rotondo, sulla Verna dove ricevette le stimmate, a Cortona dove stava per morire». A Pistoia accadrà l’incontro impossibile, quello tra Dante e San Francesco, il sommo poeta riconoscendo al Santo quel suo essere «alter Christus», incarnazione di un’idea di vita spogliata di ogni bene materiale e per questo esemplare, un modello di vita evangelica e rinnovamento per la Chiesa. Una devozione per Dante che è totale. Lo racconta la stessa storia dei libri, con la Divina Commedia a celebrare il Santo in particolare in alcuni passaggi del Paradiso. E così Aldo Cazzullo, abile narratore, rispolvera quell’incontro, ne esalta gli aspetti più illuminati, ci ricorda perché con orgoglio possiamo dirci italiani. E ci ricorda, come un monito da tener bene a mente, che ognuno di noi non è da solo che si salva ma solo potendo contare sul resto dell’umanità.