Il libro dei libri attraverso seminari, performance, letture e film
Umberto Eco, nel 1989, su L’Espresso, si chiedeva: «Perché i ragazzi devono sapere tutto degli dèi di Omero e pochissimo di Mosè?». Biblia, associazione laica di cultura biblica, redigeva nello stesso anno un primo appello per la lettura della Bibbia nelle scuole, sottoscritto da illustri esponenti del mondo culturale. Nel 2005 fu rivolto al Ministero della Pubblica Istruzione un secondo appello corredato da circa diecimila firme. Un’inchiesta curata dall’Eurisko e promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in vista del Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio nel 2008, certificò che il 62% degli intervistati si dichiarava favorevole all’inserimento della Bibbia nella scuola. Cosa è successo nel frattempo? Che quegli auspici e le varie proposte di riforma sono rimasti lettera morta. Da allora si è entrati, in Italia, in una lunga e crescente crisi dell’istruzione a tutti i livelli che ha depresso ogni buona intenzione. Oggi si torna a parlare a livello ministeriale di “leggere la Bibbia” nelle scuole, e l’occasione è buona anche per la Fondazione Francis Bacon per far chiarezza sui termini di questo rinnovato interesse. La Francis Bacon è una fondazione di partecipazione no profit con sede a Pistoia, attiva a livello internazionale, che pone al centro del suo impegno l’educazione come bene comune globale e promuove e organizza alta cultura nell’ambito del lifelong learning e della formazione dei docenti di ogni ordine e grado. «L’educazione – ammoniva Hannah Arendt – è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità». Si ritiene che tale responsabilità debba muovere oggi da una riflessione inter- e transdisciplinare su che cosa siano lettura, cultura, università, competenza, saggezza, merito, fiducia, autorità, in tempi di sfide alla nostra comprensione e alla nostra percezione poste dai profondi cambiamenti in atto. In un’epoca in cui nell’umanità si sta perdendo la centralità della coscienza e della memoria storica, ci sono innanzitutto stili di vita da prospettare alle generazioni future, sensazioni ed emozioni da saper provare, affettività da coltivare.
Cosa c’entra la Bibbia in tutto ciò? La Bibbia nel suo non essere un libro e un classico come gli altri, si presenta come un imprescindibile banco di prova culturale. I temi e i problemi connessi alla sua lettura sono molteplici e richiedono competenze e attitudini interdipendenti: quelle dello storico interessato ai contesti in cui sono sorte tradizioni e fonti confluite nei testi biblici; quelle dei filologi che affrontano i problemi fondamentali di un testo soggetto, nel tempo, a una molteplicità di traduzioni e interpretazioni; quelle dei sociologi, psicologi, semiotici ed ermeneuti che si occupano degli influssi esercitati dalla Bibbia sulla produzione culturale successiva. Al giorno d’oggi la Bibbia, Libro dei libri, concerne anche i filosofi della mente, gli antropologi, i biolinguisti e gli scienziati cognitivi che indagano sulle peculiarità della lettura e dell’esperienza di un libro “sacro”. Il ciclo di incontri Leggere la Bibbia è iniziato a gennaio con la lezione di Giovanni Filoramo, professore emerito di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Torino, che ci ha avvertiti di come la Bibbia conosca oggi una situazione paradossale: per un verso, molti indizi testimoniano della sua presenza nel nostro mondo; per un altro, i processi di secolarizzazione che continuano a minare la partecipazione religiosa nei paesi europei e nordamericani sembrano minacciarne l’esistenza stessa. La presenza/assenza della Bibbia nella storia dell’Italia religiosa moderna e contemporanea è una testimonianza di tale situazione paradossale. A febbraio il professor Piero Stefani, presidente di Biblia e cocuratore dell’intero ciclo, proporrà una riflessione che si articolerà lungo tre filoni: primo, i testi biblici nascono in determinati ambienti culturali di cui risentono gli influssi; secondo gli interpreti della Bibbia la leggono attraverso precomprensioni proprie dei tempi e delle società nelle quali operano; terzo la matrice biblica ha influenzato vaste aree del sapere e della produzione artistica e letteraria.
Seguiranno, ogni mese, lezioni magistrali di personalità di rilievo internazionale: noti biblisti, come Luca Mazzinghi e il “pistoiese” Federico Giuntoli (docenti presso, rispettivamente, Università Gregoriana e Pontificio Istituto Biblico); Luciano Bossina, filologo classico, direttore della rivista “Storia del cristianesimo”; Edoardo Barbieri, biblista e bibliografo della Bibbia; Piero Boitani, filologo e umanista, Premio Balzan per le Letterature comparate; Felice Cimatti, filosofo del linguaggio e semiotico; Adriana Valerio, storica e teologa, da decenni impegnata nella ricostruzione della memoria delle donne nella storia del cristianesimo. Dialogheranno con i relatori figure altrettanto eminenti della cultura italiana: Sergio Givone, Adriano Fabris, Lucia Vantini, Angela Ales Bello, Mariangela Maraviglia, Alessandro Cortesi, Lina Bolzoni, Tommaso Braccini, Maurizio Vivarelli. Le lezioni saranno affiancate da seminari, performance teatrali e musicali, letture e visioni di film. Previste anche iniziative dedicate a Bibbia, poesia, arte e musica, focalizzate soprattutto sul tema «La Bibbia e l’America», curato da esperti in collaborazione con Alessandro Carrera (Università di Houston, filosofo, musicologo e poeta) e, per la musica, dei maestri Paolo Zampini e Maurizio Biondi, con il patrocinio di vari enti tra cui il Conservatorio Cherubini di Firenze.
