Storia di una vittoria

In questa pagina ricostruiamo le fasi di una emozionante vicenda collettiva, che ha portato la nostra città ad essere insignita del titolo di Capitale Italiana del Libro per il 2026.

Che cos’è la Capitale del libro

La Capitale italiana del libro è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano con la Legge n. 15 del 13 febbraio 2020, Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura, quale uno degli strumenti con cui il Ministero della Cultura intende favorire lo sviluppo di programmi di promozione della lettura, condotti dalle comunità locali anche in chiave di inclusione sociale, coesione e attivismo civico.

L’istituzione di questo titolo si colloca sulla scia della fortunata iniziativa della Capitale italiana della cultura, nata nel 2014, e si lega fin dal nome all’esperienza della Capitale mondiale del libro, titolo assegnato dal 2001 dall’UNESCO a una città scelta a rotazione nei vari continenti per realizzare un progetto generativo di processi virtuosi di sviluppo culturale sullo specifico fronte del libro, della lettura e dell’editoria.

Dopo una prima nomina d’ufficio avvenuta in epoca Covid a favore di Chiari (BS), dal 2021 in poi le città vincitrici sono state individuate tramite un procedimento comparativo annuale, affidato ad una giuria composta da cinque esperti indipendenti, chiamati a valutare i dossier presentati dalle città candidate. Vibo Valentia, Ivrea, Genova, Taurianova (RC), Subiaco, Pistoia: queste le città che per gli anni 2021-2026 sono state

raccomandate dalla giuria al Ministro della cultura come titolari del progetto giudicato più convincente, maturo ed efficace nell’interpretare le finalità e gli obiettivi posti dal bando annuale.

Alla vincitrice va un contributo in denaro di massimo 500.000 euro, da impiegare (assieme alle risorse proprie del Comune e di altri soggetti pubblici e privati) per la realizzazione operativa delle azioni previste nel dossier di candidatura. Tempo per trasformare le promesse in realtà: dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di nomina, con un paio di mesi di comporto nell’anno successivo per la chiusura delle operazioni di monitoraggio, valutazione e rendicontazione culturale ed economico-finanziaria.

A supporto della città vincitrice, un eccellente team di giovani funzionari ministeriali, che passo passo accompagna i referenti locali nell’adozione delle diverse scelte da compiere, dalla sottoscrizione della convenzione con il Ministero alla messa a punto del programma operativo, dalla offerta di nuove opportunità di visibilità pubblica (partecipazione a trasmissioni televisive, convegni, seminari) alla cura degli
importantissimi aspetti inerenti la tenuta organizzativa del progetto: controllo delle

Il bando pubblico

Tutto ha avuto inizio con la pubblicazione da parte del Ministero della Cultura del bando pubblico per il conferimento del titolo di Capitale Italiana del Libro per l’anno 2026, che invitava le città interessate a presentare un Dossier di candidatura di massimo 60 pagine entro il 26 maggio 2025, nel rispetto degli obiettivi e delle finalità delineate nel documento.

Tra la fine di marzo e gli inizi di aprile, il Comune di Pistoia ha assunto la decisione di presentare la propria candidatura, individuando all’interno del proprio staff la figura del project manager nella persona di Maria Stella Rasetti, dirigente del Servizio Cultura e Tradizioni, Turismo e Informatica del Comune di Pistoia, senza ricorrere a consulenti ed esperti esterni. La project manager ha dunque avviato la elaborazione del Dossier di candidatura, avvalendosi della collaborazione degli uffici dell’Amministrazione, in stretta relazione con i referenti istituzionali dell’ente. Il dossier è stato presentato al Ministero della Cultura il 24 maggio 2025.

La procedura di selezione

La procedura di selezione ha prescritto alle città candidate di presentare un Dossier che doveva contenere:

a) il titolo del dossier di candidatura;
b) la descrizione del progetto culturale, della durata di un anno, nonché il dettaglio degli interventi programmati;
c) la precisa indicazione dei tempi di realizzazione di tutti gli interventi, iniziative ed attività proposti nel dossier, delle singole fasi e delle tempistiche di conclusione (cronoprogramma);
d) il modello di governance e il soggetto o i soggetti incaricati dell’elaborazione, della promozione e all’attuazione delle attività comprese nel progetto culturale e del monitoraggio dei risultati, con l’individuazione di un’apposita figura di responsabile;
e) la valutazione di sostenibilità economico-finanziaria del progetto;
f) la definizione degli obiettivi che si intendono perseguire, in termini qualitativi e quantitativi, e gli indicatori che verranno utilizzati per la misurazione del loro conseguimento.
Il dossier deve, inoltre, indicare le iniziative, con particolare riferimento ai “Patti locali per la lettura”, poste in essere dal Comune candidato, nell’ultimo triennio, ai fini del riconoscimento della qualifica di “Città che legge” da parte del Centro per il libro e la lettura.

I criteri di selezione

La selezione della Capitale italiana del libro è avvenuta secondo i seguenti criteri:
a) coerenza del progetto rispetto alle finalità e agli obiettivi di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto ministeriale;
b) efficacia del progetto come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, con particolare riferimento alle giovani generazioni;
c) previsione di forme di cofinanziamento pubblico e privato, condivisione progettuale con altri enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interesse presenti sul territorio;
d) innovatività e capacità delle soluzioni proposte di fare uso di nuove tecnologie, anche al fine del maggiore coinvolgimento dei giovani e del potenziamento dell’accessibilità da parte dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, lett. c), del decreto ministeriale;
e) eventuale sottoscrizione di un “Patto locale per la lettura”;
f) capacità di promuovere le città attraverso la valorizzazione della cultura del libro e dei festival letterari;
g) impatti concreti e prevedibili del progetto sul medio-lungo periodo, anche oltre l’anno in cui la città è «Capitale italiana del libro».

Le finalità del bando

Queste le dieci finalità poste dal bando pubblico, che nel dossier di candidatura di Pistoia sono state scelte come titoli dei dieci capitoli in cui è stata presentata la proposta progettuale:

1) migliorare l’offerta culturale, la crescita dell’inclusione sociale e il contrasto della povertà educativa, in considerazione delle esigenze della comunità locale di riferimento;
2) rafforzare la coesione e l’inclusione sociali, nonché lo sviluppo della partecipazione pubblica;
3) utilizzare le nuove tecnologie, anche al fine del maggiore coinvolgimento dei giovani e di altre categorie a rischio di esclusione sociale e dalle innovazioni tecnologiche, quali gli anziani e i disabili;
4) promuovere l’innovazione e l’imprenditorialità nei settori culturali e creativi;
5) conseguire risultati sostenibili nell’ambito dell’innovazione culturale, anche con riferimento all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU;
6) diffondere l’abitudine alla lettura e favorire l’aumento del numero dei lettori, valorizzando l’immagine sociale del libro e della lettura nel quadro delle pratiche di consumo culturale;
7) promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana, incentivandone la diffusione e la fruizione;
8) valorizzare le buone pratiche di promozione della lettura realizzate da soggetti pubblici e privati, rafforzandone la collaborazione;
9) valorizzare la diversità della produzione editoriale;
10) promuovere la dimensione interculturale e plurilingue della lettura nelle istituzioni scolastiche e nelle biblioteche.

La nomina della giuria

La giuria dell’edizione 2026 è stata composta da:

  • Adriano Monti Buzzetti Colella, in qualità di Presidente della Giuria: presidente del Consiglio scientifico del Centro per il Libro e la Lettura (cepell.it) , giornalista professionista, direttore di RAI Libri, Capo redattore Cultura e Spettacolo del TG2
  • Fulvia Toscano, assessore alla cultura al Comune di Giardini Naxos, direttore artistico dei festival Naxoslegge e Nostos. Festival del viaggio e dei viaggiatori, consulente del Ministro per le pari opportunità
  • Flavia Maraston, dirigente dei Servizi educativi e scolastici, cultura, sport e politiche giovanili del Comune di Pordenone, promotrice dell’introduzione della Leadership by commitment all’interno dell’ente
  • Ugo Berti Arnoaldi Veli, giornalista, per oltre quarant’anni vera e propria “anima” della casa editrice Il Mulino;
  • Carlo Puca, giornalista di “Panorama”, autore di libri, docufilm, pièce teatrali, opinionista di numerosi programmi TV di informazione.

Le città finaliste

La giuria ha selezionato per la fase finale della competizione i dossier di 5 città candidate: oltre a Pistoia, Carmagnola (TO), Nardò (LE), Perugia e Tito (PZ).
I referenti dei cinque progetti sono stati chiamati a partecipare ad una audizione pubblica svoltasi a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura il 17 settembre 2025, consistente per ogni città candidata nella presentazione del dossier (30 minuti), nella risposta alle domande della giuria (30 minuti) e nell’invito al voto (1 minuto), corredato dalla presentazione del video di candidatura.

La cerimonia di designazione

La cerimonia di designazione della Capitale Italiana del Libro 2026 si è svolta il 24 ottobre 2025 presso la Sala della Crociera del Ministero della Cultura, alla presenza del Ministro Alessandro Giuli, del direttore generale delle Biblioteche e Istituti Culturali Paola Passarelli, del presidente del CEPELL Giuseppe Iannaccone e del presidente del Consiglio scientifico del Centro, nonché presidente della giuria, Adriano Monti Buzzetti Colella.
Questa la motivazione che ha portato la giuria a selezionare, all’unanimità, la candidatura di Pistoia:

“Il dossier si distingue per l’elevata qualità progettuale e per la visione inclusiva e profondamente radicata nel tessuto sociale e culturale della città. Particolarmente apprezzata è la forte coerenza del progetto rispetto alle finalità e agli obiettivi del bando, con una proposta che si segnala per la grande attenzione ai bisogni della   comunità, affrontando tematiche di urgente attualità come la povertà educativa, l’inclusione, il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale e il divario digitale, e proponendo la lettura come strategia e strumento di emancipazione, coesione sociale e cambiamento.

L’ articolazione progettuale è concreta e ben strutturata, con oltre 1500 iniziative distribuite lungo l’anno, che testimoniano una pianificazione solida e una volontà di continuità dell’azione culturale. Il programma si distingue per la ricchezza e la varietà delle proposte, che spaziano dalle mostre tematiche (“Tracce nei libri”, “Lost in translation”) a iniziative originali come il “Librobus”, il “Prestito a  domicilio”,  il progetto “Nati sotto il segno dei libri” , “Regala un libro, ricevi un libro”, “Liste nozze in libreria”, “Buste a sorpresa”: tutte iniziative utili a mantenere al centro il rapporto diretto tra individuo e libro, valorizzando la lettura come esperienza personale e quotidiana. Al contempo il progetto intende presentare la lettura anche come esperienza collettiva e condivisa, con la proposta di attività (come gli “Speed date letterari”) che favoriscano la costruzione di legami sociali attraverso l’azione del leggere.

Degna di particolare nota è la grande attenzione dedicata alla filiera del libro, con collaborazioni con i centri per l’impiego, per attività di ricerca di talenti in ambito editoriale e seminari sulla produzione della carta in una lungimirante visione che coniuga lavoro, lettura e opportunità di crescita personale e collettiva. Il coinvolgimento di spazi non convenzionali per la lettura – come ristoranti, musei e impianti sportivi – che diventano presidi di bibliodiversità alla stregua della biblioteca, testimonia la volontà di “invadere” il quotidiano con il libro, rendendolo pervasivo e parte integrante della vita individuale e cittadina. L’adesione a campagne nazionali e la collaborazione con altri enti locali, con gli editori e con le librerie dimostrano una rete già attiva e pronta a valorizzare il ruolo del libro come motore di sviluppo culturale e sociale.

Dal punto di vista gestionale, il dossier è solido e dettagliato, con un apprezzabile modello di governance inclusiva che prevede il coinvolgimento attivo di rappresentanti del mondo dell’editoria locale, librai, bibliotecari, volontari, esercenti, cittadini, associazioni culturali favorendo la partecipazione dei principali portatori di interesse e della società civile, contribuendo alla sostenibilità del progetto anche oltre la durata dell’anno di conferimento del titolo, e garantendo una capacità operativa concreta  e immediata.

Il budget è dettagliato, coerente e orientato all’investimento, con una significativa quota del finanziamento ministeriale destinata all’acquisto di libri, e il progetto può contare su cospicui co-finanziamenti da parte di soggetti pubblici e privati. Il sistema di monitoraggio, affidato ad un soggetto esterno, è basato su un cruscotto dettagliato di indicatori, atto a garantire trasparenza e capacità di adattamento lungo il percorso.

Nel progetto è riconoscibile un esempio di “ordinario straordinario”: una proposta che non cerca effetti speciali, ma che punta sulla forza della rete, sulla qualità delle relazioni, sulla centralità del libro come strumento di cambiamento; una proposta matura, credibile e ispirata, in linea con le finalità del bando e capace di offrire una visione di lungo periodo. Il giudizio è stato eccellente.

Pur in presenza di altri progetti qualitativamente elevati e meritevoli di attenzione, pertanto, la Giuria, all’unanimità, raccomanda Pistoia come Capitale italiana del libro per l’anno 2026″.

Pistoia, due volte capitale

Pistoia è la Capitale del libro per il 2026: una nomina che giunge a nove anni di distanza da quella di Capitale della cultura per il 2017, bissando un successo probabilmente non casuale, che in qualche modo la riscatta dal crudele destino di città minore della Toscana, sempre in seconda fila, a volte quasi dimenticata, di fatto surclassata dalla bellezza di città più blasonate come Firenze, o dal richiamo di città più attrattive sul fronte turistico come Siena, Pisa, Lucca.
Queste due vittorie trovano un fattore comune nella Biblioteca San Giorgio, che nel 2017 giocò un ruolo già molto importante all’interno del progetto, ma che per il 2026 si è presentata come il vero e proprio cuore pulsante di tutta l’operazione. La San Giorgio, nata nel 2007 dalle ceneri della storica officina meccanica da cui ha ereditato il nome, si è subito affermata come una biblioteca in grado di esprimere potenzialità non comuni. Ciò che la rende speciale è la sua forte scelta sociale, ovvero il fatto di sperimentare con successo, ogni giorno, l’abbandono della proposizione ‘per’ a favore della preposizione ‘con’: i servizi della biblioteca non sono concepiti, appunto, ‘per i cittadini’, che in questo ruolo limiterebbero la propria azione a scegliere se accogliere o no ciò che è stato pensato e organizzato da altri, bensì sono progettati ‘con i cittadini’, che in alcuni contesti entrano direttamente nella filiera produttiva dei servizi stessi, diventando veri e propri protagonisti e contitolari delle scelte da operare.