Biblioteche, intelligenza artificiale e cittadinanza consapevole

Intelligenza artificiale, maneggiare con cura. Ci fosse un “bugiardino” da leggere il senso ultimo probabilmente sarebbe proprio questo, così come accade ogni qualvolta si abbia a che fare con uno strumento dalle potenzialità enormi: grandi opportunità significano spesso altrettanti rischi. Una riflessione, quella legata all’intelligenza artificiale, che non poteva non toccare anche il mondo delle biblioteche, avviata in realtà già da tempo e ora ai “titoli di coda” nell’ambito del più ampio e prolungato progetto dal titolo “Supercharged AI”.

Tutto è iniziato nel novembre del 2024, veicolato attraverso una serie di pannelli informativi sviluppati da Tactical Tech insieme al DensityDesign Lab del Politecnico di Milano a riflettere su un quesito: l’IA quanto è davvero artificiale e quanto è intelligente? Ne è nata una mostra itinerante che ha attraversato dieci Paesi d’Europa e cinquantacinque biblioteche italiane, un progetto finanziato da EMIF (European Media and Information Fund) tramite la fondazione Calouste Gulbenkian e distribuita in collaborazione con IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), e, per l’Italia, con Aib-Associazione Italiana Biblioteche con il suo Osservatorio sulla information literacy.

«IA è ormai la parola chiave per descrivere numerosi tipi di strumenti e applicazioni, dagli assistenti virtuali ai generatori di deepfake – è quanto si legge tra i contenuti proposti -. L’attenzione è perlopiù rivolta agli aspetti divertenti o creativi di questi strumenti. Ma l’IA è anche all’opera dietro molti dei sistemi essenziali che hanno un impatto sulla nostra vita quotidiana, tra cui occupazione, assistenza sanitaria, istruzione, forze dell’ordine e molto altro ancora. Gli strumenti di IA rendono alcuni sistemi molto più veloci ed efficienti. Ma questo significa che anche la velocità e l’efficienza di altri fenomeni viene potenziata, come la disinformazione, le truffe e le molestie online, sempre più sconvolgenti; inoltre, riescono a influenzare anche il voto delle persone». La mostra nasce quindi come strumento immersivo e interattivo che chiama alla partecipazione diretta di chi guarda e che interroga sulla nostra capacità di orientarci tra stereotipi e discriminazioni, immagini fittizie e reali, stimolando un pensiero critico. Tra gli aspetti che la mostra evidenzia c’è poi anche quello della cosiddetta “industria dell’influenza”, quella cioè che lavora prima per immagazzinare e poi per proporre messaggi calibrati sulle opinioni degli utenti. Anche in quest’ambito l’intelligenza artificiale ha agito e sta agendo, in particolare al servizio di politici e influencer di ogni ambito, al fine di generare contenuti iper-personalizzati, ovvero dando in visione, in lettura o in ascolto proprio ciò che l’utente vuole vedere, leggere o ascoltare.

«Lo scopo a monte del progetto non era demonizzare – spiega Matilde Fontanin dell’Osservatorio sulla Information literacy di Aib – bensì coltivare un’idea di cittadinanza consapevole, capace di leggere i segni informativi del nostro tempo. Il luogo migliore per veicolare il messaggio si è pensato fin dall’inizio potesse essere la biblioteca per quel suo essere luogo neutro e frequentato da una cittadinanza trasversale. E così il progetto che avrebbe dovuto essere ben più contenuto di come poi si è rivelato, ha raccolto adesioni, condivisioni ed entusiasmo al punto da coinvolgere in Italia ben cinquantacinque biblioteche. Una conferma ulteriore di qualcosa di cui siamo convinti da tempo: le biblioteche non sono polverosi archivi di libri, ma luoghi nei quali ci si incontra e si condividono esperienze».

Per tirare le fila di questo lungo girare, ecco Pistoia – città nella quale tra l’altro la mostra ha fatto tappa tra febbraio e marzo dello scorso anno – ad accogliere una due giorni di riflessioni nel quartier generale della San Giorgio il 9 e 10 aprile. Un’occasione per riunire le voci di coloro che hanno fatto parte del percorso, raccogliendo in questa sede i risultati di quanto fatto per capire quanto ancora è possibile fare per promuovere una sempre maggiore competenza informativa. «Nello scorso febbraio – conclude Fontanin – abbiamo partecipato a un webinar promosso da Elan, European Library Association Network ancora a proposito di IA. Ebbene, l’Italia si è dimostrata sul tema tutt’altro che fanalino di coda, cogliendo lo spunto per costruire comunità. A Pistoia il 9 e 10 aprile prossimo si parlerà di questo, oltre che di disordini informativi e ruolo delle biblioteche. Una nuova e preziosa occasione d’incontro».