Un evento per celebrare i dieci anni di Confindustria Toscana Nord in occasione di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026
C’è un momento dell’estate italiana in cui la letteratura smette di abitare soltanto le librerie e si mette in cammino, città per città, come un racconto che si arricchisce a ogni nuova voce che incontra. Accade ogni anno con il Premio Campiello – uno dei più autorevoli riconoscimenti alla narrativa italiana contemporanea, nato nel 1962 per volontà degli industriali del Veneto e capace, in oltre sessant’anni, di portare all’attenzione del grande pubblico opere e autori destinati a lasciare un segno duraturo. Il tour estivo è il cuore pulsante del Premio: non un’appendice, ma una scelta identitaria precisa. Ogni estate, i cinque finalisti della nuova edizione attraversano l’Italia in una serie di incontri aperti al pubblico, ospitati in città, teatri e luoghi della cultura grazie alla collaborazione tra la Fondazione Il Campiello e le realtà che, di volta in volta, accolgono e promuovono le diverse tappe del percorso.
Un percorso che segue la logica della restituzione culturale, principio fondativo del Premio fin dalla prima ora. Il Campiello nasce dall’intuizione degli industriali veneti degli anni Sessanta che lo sviluppo economico e quello culturale non siano traiettorie parallele ma lo stesso percorso, e che parte del valore generato dall’impresa debba tornare alla società come pensiero, narrazione, immaginazione letteraria. Non mecenatismo, ma un patto civile che si rinnova ogni anno: in ogni tappa del tour gli autori raccontano il loro libro davanti a lettori, imprenditori, studenti, cittadini, in un dialogo che abbatte la distanza tra la pagina scritta e chi la legge. Il meccanismo del Premio è rimasto fedele a quella visione. Una Giuria dei Letterati seleziona ogni anno la cinquina finalista tra le opere di narrativa italiana dell’anno, custodendo l’indipendenza del giudizio da qualsiasi condizionamento editoriale o commerciale. Poi tocca ai lettori: trecento, anonimi, da ogni regione e condizione socioprofessionale, scelgono il vincitore. Dal 1963 – prima edizione, vinta da Primo Levi per «La tregua» – non ha mai smesso di funzionare. È in questo spirito che la 64a edizione farà tappa a Pistoia. Da un lato, Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026: una città che ha fatto della parola scritta un progetto civile condiviso. Dall’altro, il decimo anniversario di Confindustria Toscana Nord – co-protagonista e organizzatrice della tappa.
«Il Campiello non è solo un modo per sostenere la cultura», racconta Raffaele Boscaini, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto. «È il modo in cui le imprese restituiscono alla società quello che la società ha permesso loro di costruire. Ogni tappa del tour è anche la storia di chi sceglie di essere presente nella propria comunità attraverso la cultura. Quando arriviamo in una città come Pistoia, non portiamo solo letteratura: ci uniamo a una cultura che è già viva.» Nata nel 2016 dalla fusione delle associazioni degli industriali di Lucca, Pistoia e Prato, Confindustria Toscana Nord festeggia il suo primo decennio con una scelta che dice molto del profilo che ha scelto di costruire in questi anni. «Offrire alla città l’occasione di incontrare i cinque finalisti della 64^ edizione del Premio Campiello ci è sembrato il miglior modo per celebrare il nostro anniversario nell’ambito di Pistoia Capitale Italiana del Libro», spiega Fabia Romagnoli, Presidente di Confindustria Toscana Nord. «L’incontro fra autori e lettori è stato reso possibile dalla collaborazione con la Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. È per noi industriali l’occasione di affermare, una volta in più, il nostro impegno verso il mondo dell’arte, della cultura, della musica: valore che fa parte di quel dovere di promozione dei valori sociali e civili nel contesto di una libera società in sviluppo che il nostro stesso Statuto ci assegna, e che siamo molto lieti di onorare in circostanze prestigiose come questa.» Gli autori finalisti porteranno le loro opere, le loro voci, le domande che i loro libri pongono al presente: non come ospiti di un evento, ma come interlocutori di una conversazione che Pistoia, quest’estate, ha tutte le ragioni per voler tenere aperta.
