Ciò che muove tutto è la cura. Al punto che per ciò che riguarda il libro e la sua immissione finale sul mercato forse davvero si potrebbe parlare di vera e propria gestazione: la tipologia di carta e di stampa prescelte, il lavoro attorno alle parole con revisioni e traduzioni, la scelta dell’immagine che quel libro si porterà con sé per sempre diventandone quasi parte integrante del senso e dell’identità. Tanti aspetti che rispondono a un’unica domanda: di che pasta è fatto un libro? Se lo chiede il corso “Parola di libro” in partenza il 25 settembre alla Biblioteca San Giorgio (ogni venerdì e il sabato fino al 17 ottobre) con la preziosa regia della casa editrice Marcos y Marcos e curato da Marco Zapparoli, Roberta Solari e Pier Franco Brandimarte (corso gratuito; iscrizioni via mail a corsi.sangiorgio@comune.pistoia.it). Un viaggio che spiega la complessità di un oggetto semplice sviscerando ogni singolo step del processo che si conclude proprio con la stampa dei libri, oggetti «meravigliosi, totalmente autonomi e durevoli, che meritano una cura e una dedizione unica». È con Zapparoli, colui che nel 1981 ha fondato Marcos y Marcos, che ci addentriamo nel cuore del viaggio provando a raccontarlo.
Da venticinque anni proponete corsi come questo: com’è cambiato il mondo del libro in questo quarto di secolo?
«Venticinque anni fa era sicuramente più costoso realizzare un libro. Oggi abbiamo la possibilità di realizzare anche basse tirature, il che ci consente di misurare e sperimentare in presa diretta la reazione del pubblico. È cambiata poi la proposta editoriale, oggi molto più allargata. Il panorama italiano si è popolato di tante nuove case editrici, anche di buon livello, e vedo anche un cambio generazionale che investe sia lo stile grafico sia la proposta vera e propria dei contenuti. Dunque c’è una notevole vitalità, come anche testimonia il Salone del libro di Torino, l’appuntamento di settore più importante. Da un lato il processo di trasformazione e ringiovanimento in atto, dall’altro il tema della proposta un po’ esorbitante: difficile per gli editori avere uno spazio accettabile, difficile per il pubblico orientarsi quando in un anno si arrivano a produrre 70mila nuovi titoli».
La più recente fotografia Istat racconta anche altro: ancora troppi gli italiani che in un anno non leggono neppure un libro…
«C’è un problema enorme legato alla formazione. Ne risulta che la capacità di attenzione che mediamente una persona riserva a un testo scritto è fortemente calata, prediligendo testi brevi. Da una parte tra coloro che amano il libro c’è fermento, dall’altra una crescita di una non lettura allarmante. E se il problema riguarda un po’ tutti i Paesi con contrazioni ovunque, l’Italia e il suo mercato soffrono anche di più».
Che significa essere editori oggi?
«Il nostro è e resta un mestiere magnifico. Si passa la vita ad imparare ed è bello avere un rapporto così vivo con gli autori, con le scuole, con le biblioteche. In questo momento stiamo cercando di fare il possibile per far sì che la filiera si unisca e lavori in maniera più sinergica. Peccato che questo sia solo un piccolo mondo».
Capitolo comunicazione attorno al libro: cosa si è trasformato?
«Si predilige la fruizione breve ed emozionale del libro. Impensabile oggi come poteva accadere trent’anni fa sottoporre una lunga recensione, magari persino in due puntate, alla Grazia Cherchi, lei che era capace di dedicare a un libro amatissimo testi fino a ottomila battute. Oggi il social punta al sistema del cinema e dello spot. Un linguaggio diverso, né migliore né peggiore, che sposta solo l’osservazione. In questo senso va preso atto che lo spazio dei libri illustrati è cresciuto, con l’immagine a farla da padrona e gli albi che piacciono sì ai bambini, ma anche ai loro genitori».
Tornando al corso di Pistoia: cosa aspettarsi?
«Cercheremo di trasmettere da un lato lo stato delle cose, dall’altro far capire cosa funziona e cosa no, portando testimonianze che per ragioni diverse ritengo peculiari. Come casa editrice compiamo 45 anni, un periodo nel quale abbiamo lavorato anche negli ambiti della formazione che riteniamo molto importanti. Tanto che oltre al corso di Pistoia e a quelli analoghi portati altrove, da quattro anni ci dedichiamo anche alla formazione dei librai con docenti che arrivano dai mondi dell’editoria, della libreria e della biblioteca. Un modo per offrire degli spunti a chi si avvia al mestiere di libraio che ci siamo resi conto avere una propria efficacia e utilità. E poi c’è il tema dell’ascolto e delle letture ad alta voce, con uno spettacolo che porto in giro con una ‘spalla’ a sostenermi. Un’ora e dieci non di battute o musica, ma di letture e narrazioni fatte da un editore e da un libraio. Una formula che sono convinto aiuti: se ho ascoltato, allora posso essere in grado con la stessa attenzione e cura di trasferire questo piacere anche alla lettura».
