La mano tesa invece della barriera, le parole sussurrate al posto delle urla, esserci silenziosamente anziché sgomitare per apparire. In una sola azione, muoversi in quella giungla che è il mondo praticando gentilezza. Che non significa solo “buone maniere” o “educazione”, ma che a ciò aggiunge anche la presenza, il sostegno, la volontà di cooperare e di battere insieme un percorso comune. Quel percorso che intraprende da anni Anna Maria Palma, counselor, emotionally coach, facilitatrice, esperta in comunicazione evolutiva – e molte altre cose – con la forza di chi talvolta va anche un po’ controvento, in un tempo in cui la via più facile è diventata quella del caos o dell’offesa.
Per anni anima alla Biblioteca San Giorgio dei “Lunedì della gentilezza”, Palma torna in questo settembre per raccontare di un’attitudine di cui c’è sempre più bisogno. Un primo appuntamento con la coach e ambasciatrice di gentilezza sarà il 14 settembre in compagnia del direttore d’orchestra Giorgio Fabbri dal titolo “La partitura della gentilezza” viaggio tra parole e musica per ritrovare la sintonia con sé e con gli altri a partire da un’analogia tanto semplice quanto potente: la relazione umana è una piccola orchestra poiché vive di ascolto, ritmo, armonia e rispetto dei tempi e il suo “direttore” non si impone, bensì crea le migliori condizioni affinché possa crearsi in un risultato complessivo di equilibrio e armonia. Secondo step in ottobre, il 12, a proposito di umanizzazione della cura e poi evento conclusivo in novembre quando in tutto il mondo si celebra la Giornata della gentilezza per ritrovare insieme il significato reale di una parola talvolta abusata e fraintesa.
«La gentilezza è un percorso di espansione della coscienza che richiede d’essere coltivata continuamente, al pari dell’umanità – spiega Anna Maria Palma -. Momenti di sconforto guardando al mondo possono accadere, ma ciò che deve animarci è la fiducia nel fatto che ognuno di noi può fare la differenza. Troppo spesso si parla del male. Ribaltiamo il racconto e parliamo allora del bene: possiamo generare contagio anche così. Non so se e quando potrà cambiare il mondo, ma ho fiducia nel deposito della coscienza, nel fatto che le azioni che io e altri come me stiamo compiendo andranno a depositarsi in un luogo che non so. Sto tornando ad operare in contesti che ritengo importantissimi in questo senso, la sanità e la scuola. Da qui riparto coinvolgendo altre persone e parlando anche di gratitudine. Tutto ciò che va bene o accade di buono lo diamo per scontato, acquisito. Una casa, la possibilità di cura: ricordiamo sempre che altrove niente di tutto ciò è dovuto».
